25 dicembre 2017

TESTIMONIAL STORICO PER L'AGRICOLTURA PIEMONTESE

La dichiarazione di fine anno del Presidente di Confagricoltura Piemonte, Enrico Allasia, porta l’attenzione sulle incredibili risorse agroalimentari della nostra Regione e pone l’accento su un settore fondamentale che dà lavoro a oltre 50 mila imprese e occupa più di 140 mila lavoratori, per un valore della produzione all’origine di 3,6 miliardi.

In questi giorni, l’attenzione sui prodotti che saranno all’onore in pranzi, cene, banchetti, cenoni e ricorrenze varie è al massimo e quanto dice Allasia diventa un compendio da seguire con scrupolosa attenzione per portare sulle mense delle Feste l’orgoglio enogastronomico del nostro territorio. Curioso, interessante, rassicurante rilevare che già nel 1846, pochi anni prima dell’Unità d’Italia, qualcuno scriveva qualcosa di molto simile. Un precedente storico che diventa testimonianza e conferma, già nel passato, della grandezza delle nostre risorse.

François (Francesco) Chapusot, capocuoco dell’ambasciatore di Gran Bretagna presso la Corte di Savoia, parte con un approccio nuovo in cucina: non più “guazzabuglio di cibi grossolani spesso, bisunti quasi sempre, riscaldanti, contrari al nutrir sanamente e delicatamente con diletto del palato, delle nari e degli occhi stessi, e con soddisfazione eziandio del senso morale dell’ordine e del bello.” Ma cibi sani e variati, accessibili nella spesa. Un proposito innovativo per i tempi, forse uno dei primi tentativi di valorizzare la stagionalità, l’igiene in cucina, la qualità dei prodotti. Pubblica i primi testi dove i piatti sono divisi a seconda dei periodi e con indicati gli indirizzi dei commercianti. “La cucina sana, economica ed elegante secondo le stagioni” diventa anche la prima guida gastronomica!

L’incipit non lascia dubbi: “L’Italia, regione privilegiata dal Cielo, non ha da ricercare altrove quanto fa d’uopo al più salubre e vario e delicato nutrimento dell’uomo” “Bon fa bon”, dice un vecchio proverbio piemontese. “E per poco che l’economia rurale si vada ancora migliorando, non avrebbe da invidiare ad altre contrade né più saporiti frutti e legumi, né più fini olii e latticini, né miglior pollami, né più succulente carni, oltre alla copiosa e squisita sua selvaggina e pescagione d’acqua dolce e salata” E’ uomo del suo tempo. La sua penna strizza l’occhio al progresso agricolo, alle nuove tecniche di coltivazione e alla scienza. E’ curioso di novità, anche inventore. A lui si deve il potagè, un fornello economico. Oggi lo definiremmo un testimonial d’eccezione per la nostra agricoltura  e per la cucina, tenendo ancora presente che seppur parlando d’Italia, la sua esperienza e le sue conoscenze erano per lo più riferite al nostro Piemonte.

 

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