3 agosto 2018

BRUSONE, PERICOLOSO MA MONITORATO

In questo spazio ci siamo più volte interessati al riso, alla sua coltivazione, alla sua classificazione e commercializzazione senza addentrarci ad argomentare sulla coltivazione. La particolarità dell’Oryza sativa, ma anche difficoltà, sta nel nascere, crescere e svilupparsi in un ambiente che vede alternarsi fasi di sommersione e asciutta. Non lo ripeteremo mai abbastanza, non è una specie acquatica; lo strato idrico - mai costante, mai immobile - funge da volano termico e, in una certa misura, può agire anche nella lotta alle infestanti.

Focalizziamo sui nemici della coltivazione – infestanti, malattie e agenti avversi, in genere - che possono colpire il cerale primaverile - estivo. Nel mondo (dato FAO) si stima che i soli fattori biotici (batteri, virus, nematodi, funghi, …) possano essere responsabili del 50% di perdita del prodotto. Aggiungiamo i fenomeni abiotici - principalmente le avversità meteorologiche -, le alterazioni dovute a squilibri nutrizionali, le infestanti e il quadro è preoccupante. Sul fronte malerbe, vi è poi, proprio per l’ambiente acquatico, l’aggiunta delle alghe - azzurre e verdi -, oltre ai vegetali tradizionali che possono creare problemi nei mesi estivi.

Il caldo e l’umidità di questo scorcio di estate hanno creato l’allarme brusone. Cinque delle sei stazioni di monitoraggio dell’Ente Nazionale Risi parlano di pericolo massimo e i trattamenti preventivi sono indispensabili. Individuati già nel 1637 in Cina e chiamati “febbre del riso” i danni da Pyricularia oryzae sono tra i più temuti, colpendo tutti gli organi epigei della pianta. La trasmissione avviene attraverso seme, suolo, stoppie e graminacee spontanee. Attenzione anche agli apporti azotati che, in alcune situazioni possono predisporre o accentuare le alterazioni del fungo e alle cultivar. Il patogeno, dotato di elevata resistenza e variabilità genetica si sta presentando anche su altre coltivazioni.

Da sottolineare, in ottica di lotta, sostenibilità, rispetto all’ambiente di coltivazione e sanità del prodotto finale destinato al consumatore, l’importanza degli strumenti di prevenzione attuati dall’Ente Risi. Le già citate 6 stazioni di monitoraggio - Olcenengo, San Giacomo V.se, Trino V.se, Terdobbiate, Nibbia e Cameriano – usufruiscono delle captaspore per rilevare le prime infezioni, oltre al controllo delle condizioni climatiche e l’osservazione diretta in campo, ogni 3 giorni, su appezzamenti sentinella, non trattati.

Al costo del progetto e alla necessità di personale specializzato per gestirlo, si contrappone l’indubbio vantaggio agronomico, con i trattamenti eseguiti solo ove e quando necessario e al massimo dell’efficacia potenziale, con positivi risvolti economici e ambientali.

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