6 gennaio 2018

Il SACCHETTO E LA LUNA

Il putiferio creato dalla legge che impone il pagamento dei  sacchetti biodegradabili utilizzati per l’ortofrutta nei supermercati non tende a placarsi, anzi sembra coinvolgere chiunque a tutti i livelli. Quotidiani, riviste, ovviamente social media, proliferano di pareri, critiche, considerazioni che se non arrivassero sei mesi prima dei Mondiali di calcio, avrebbero potuto trasformare tutti i CT, quest’anno obbligatoriamente disoccupati, in esperti di marketing e, ovviamente, ecologia nel periodo classicamente dedicato alle consulenze calcistiche di chiunque sia in grado di parlare.

Non vogliamo quindi aggiungere nulla a quella che sembra essere la prima  preoccupazione  dei nostri connazionali in questo inizio di 2018. Solo porre alcune domande, le cui risposte sono lasciate al buonsenso di ognuno di noi, partendo dalla premessa che mai quanto in questa circostanza sembri esatto il proverbio: «Quando il saggio indica la luna, lo stolto guarda il dito».

Ma nei supermercati solo i sacchetti devono essere ecocompatibili, biodegradabili e quindi rispettosi dell’ambiente? Le vaschette di verdura e frutta preconfezionate sono idonee? Come mai queste ultime, sono oggetto di raccolta separata dalla plastica nella differenziata? Ma i sacchetti usati sinora non li pagavamo? E sui prezzi di frutta e verdura nella grande distribuzione, nulla da ridire? E i prezzi dei prodotti venduti come bio? E la certificazione di questi ultimi? E quindi la reale garanzia di consumare cibi con certi requisiti?

Troppe domande in effetti, troppe problematiche da sollevare e troppe risposte che potrebbero generare altri quesiti. Molto più semplice e vacuo disquisire di sacchetti, in fondo molti comprano un prodotto solo per il suo packaging, per l’imballo. Tutto questo interesse destato dai sacchetti in fondo riflette la nostra società più attenta ai contenitori che ai contenuti.

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