9 luglio 2018

LISTERIA, ANCHE QUESTIONE DI ETICHETTA

Torniamo una volta ancora sul tema della correttezza dell’informazione, soprattutto quando coinvolge la salute e la vita degli esseri umani. Da alcuni giorni si parla di listeriosi e il rischio di fomentare inutili o esagerati allarmi è alto. Vediamo più da vicino di cosa si tratta. Intanto, il primo dovere di chi comunica è di conoscere, spiegare ed eventualmente rassicurare.

Lasciamo perdere la sintomatologia dell’infezione da Listeria monocytogenes, batterio del quale si può leggere di tutto di più e focalizziamo sullo stato del rischio. Nella situazione attuale, i ritiri di prodotti della Findus e di altre aziende sono stati fatti in misura precauzionale e comunque non dovremmo correre alcun pericolo in quanto il patogeno è distrutto dal calore a 65° C e gli alimenti in causa – verdure per minestrone - sono da usare previa cottura.

Di positivo dobbiamo rilevare che il sistema di allarme europeo, questa volta, è scattato immediatamente e il distributore belga di ortaggi che rifornisce il gigante dei surgelati è subito risalito al lotto di fagiolini proveniente dall’Ungheria. Quali considerazioni possiamo fare? Quelle fatte già tante volte, anche da queste pagine: leggere attentamente le etichette, laddove è indicata, prestare molta attenzione alla provenienza dei prodotti e auspicare una volta ancora che le nostre Istituzioni - Nazionali ed Europee -, siano sempre più rigorose sul problema dell’etichettatura, di cui non passa giorno senza che si leggano notizie, non sempre positive. Torna sempre, come un leitmotiv, la necessità di avere informazioni complete, leggibili, comprensibili e un consumatore che prenda l’abitudine di leggerle.

Ricordiamo, quando possibile, di preferire il nostro prodotto nazionale, l’Italia è all’avanguardia in quanto attenzione alla produzione e a controlli. Senza addentrarci nel fenomeno del cosiddetto Km zero che non regge, preferiamo la frutta e verdura locale e comunque, ripetiamolo, di produzione italiana. La nostra agricoltura è sicura. Torniamo al consumo rispettando la stagionalità. Leggendo la storia sociale del nostro Paese attraverso l’alimentazione, vediamo che gli anni del boom economico hanno visto le nostre abitudini cambiare radicalmente con l’arrivo degli elettrodomestici, frigorifero in primis, dei supermercati e poi dei surgelati, dei salumi affettati sottovuoto e così via. Impossibile e assurdo cancellare il progresso, sarebbe come chiedere agli agricoltori di coltivare con le tecniche di 100 anni fa ma sarebbe d’uopo cercare un giusto compromesso e affidare la nostra spesa settimanale, principalmente, al prodotto fresco. Ne gioverebbe anche la nostra dieta, sicuramente più variegata e differenziata a seconda dei mesi dell’anno. La sostenibilità dell’agricoltura passa anche attraverso l’educazione del consumatore finale.

 

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