8 agosto 2018

Il PESCE? ANCHE IN PIEMONTE

Negli ultimi giorni è stato dato ampio spazio alla notizia del rischio di scomparsa del mercato del pesce di Rialto a Venezia. Causa anche il periodo estivo, e i riflettori puntati sui luoghi preferiti dai turisti, la possibilità di vedere scomparire uno dei punti nevralgici della città, a prossimità del più famoso ponte del Canal Grande, non lascia indifferenti. Meno che mai i Veneziani che, prima ancora dei forestieri, sono i maggiori fruitori dello spazio dedito alla vendita del pescato dell’Adriatico.

Un’ informazione molto lontana dal Piemonte ma che apre ampi spazi di riflessione e ci riporta inevitabilmente al passato. Branzini (o spigole come di dice in Meridione), polpi, gamberi, orate e calamari sono entrati nel nostro quotidiano con la Fiat, con le famiglie operaie che dal Mezzogiorno portavano anche le loro abitudini alimentari e facevano nascere un import ittico di pesce d’acqua di mare, sconosciuto sino allora, da noi. La tavolozza dei soli merluzzo (baccalà e stoccafisso), acciughe sotto sale, tonno e sardine sott’olio si allargava sul fronte mare a andava a completare una tradizione di pesci d’acqua dolce solida e consistente. Torrenti alpini, risaie, i numerosi laghi ma anche i fiumi offrivano una scelta tanto varia quanto gustosa, declinabile in molte ricette. Pochi ricordano i pescatori del Po, le trattorie che sugli argini friggevano pesciolini abbinati ai freschi vini della Collina sin tanto che per la festa di San Maurizio una lunga processione di barche sul Po, inseguiva gli storioni per offrire all’Arcivescovo il primo che veniva catturato. Già, gli storioni, fornitori del caviale, le pregiate uova, e la colla di pesce, un tempo unico ingrediente per dare consistenza ai nostri dolci al cucchiaio: panna cotta, bonet ,…

E oggi? L’acquacoltura è quanto mai presente sul nostro territorio regionale con una gamma che comprende: tinche, trote, lucci, carpe, salmerini, bottatrici, persici, ma anche anguille, i sempre presenti storioni e molte altre specie. Un’attività di solida tradizione, che conta 367 aziende produttrici per circa 1.500 tonnellate di pesci prodotti (dati 2017 CS Confagricoltura), oltre a quelle trasformatrici. Un prodotto che, oggi, il mercato, GDO in primis, vuole già adeguato alle richieste dei consumatori che richiedono tagli di agevole e rapido uso (sfilettato, eviscerato, affumicato, precotto). Il comparto troticolo, maggioritario in Piemonte, è leader in Italia per l’acquacoltura con 35.000 tonnellate di pesce prodotto (dato Associazione Piscicoltori di Confagricoltura). Per il periodo di programmazione 2014/2020 e una disponibilità di 485 mila euro di risorse, sono stati emanati 5 bandi per l’attribuzione di benefici economici nel settore della pesca e dell’acquacoltura cofinanziati, oltre che dalla Regione Piemonte, dal Fondo Europeo per gli Affari Marittimi e la Pesca. 

L’Italia ha un ruolo importante nell’acquacoltura europea. Contribuisce al 12,6% del volume delle produzioni dell’UE 28, al quarto posto dopo Spagna, Regno Unito e Francia, e al 10% del valore della produzione (dati FAO). Una voce non scontata, anche del settore primario piemontese, col 10% della produzione italiana (dati 2017 CS Confagricoltura). La priorità della sostenibilità diventa essenziale nell’ambiente in cui interferiscono aria, acqua, lavorazioni antropiche e, come sempre, siamo ai primi posti anche per la garanzia dei controlli rigorosi. Non ultimo, plaudiamo al mantenimento di una attività di tradizione, che da pesca è diventata di allevamento.

 

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