9 gennaio 2018

LA PREVENZIONE DEI DANNI DA SELVATICI

I sistemi di difesa: prevenzione e protezione

Anche se nel linguaggio corrente i due vocaboli di “prevenzione” e “protezione” vengono utilizzati in modo analogo, in riferimento al tema dei danni provocati dalla fauna selvatica pare opportuno fare una distinzione fra i due termini. Risulta infatti più appropriato utilizzare il termine “prevenzione” quando si intende riferirsi alle azioni in grado di anticipare o ostacolare conseguenze negative, agendo direttamente sull’origine o sul soggetto che provoca il danno, riducendone la possibilità e/o le motivazioni. 

È invece più opportuno utilizzare il termine “protezione” quando si intende riferirsi ad azioni indirizzate all’oggetto del danno per indicare metodologie idonee a difenderlo da soggetti motivati ad arrecare offesa. Numerosi sono oggi i metodi e gli strumenti che vengono proposti e adottati e che, in base al metodo di azione, possono essere suddivisi in due principali categorie: metodi indiretti e metodi diretti. Fra i metodi indiretti si annoverano tutte quelle tecniche che sono finalizzate ad agire sulla fauna distraendola dal danneggiare le produzioni, fornendo agli animali, per esempio, offerta trofica alternativa come è il caso dell’incremento naturale della disponibilità alimentare. In tale ipotesi si può parlare, più propriamente, di metodo di prevenzione. Sono invece metodi diretti tutti quei sistemi che hanno l’obiettivo di agire direttamente sul corpo o sui sensi degli animali, costruendo strutture.

Per la maggior parte di questi metodi si può quindi parlare di metodi di protezione, a eccezione del contenimento numerico delle popolazioni che, agendo direttamente sul numero dei soggetti danneggianti, deve essere ricompreso fra i metodi di prevenzione. I metodi di protezione propriamente detti hanno la finalità di creare delle “barriere”; queste, a seconda del principio di funzionamento su cui si basano, possono distinguersi in “barriere fisiche” o “barriere psicologiche”. Col termine di “barriera fisica” si intende ogni tipo di struttura che, per effetto delle sue caratteristiche progettuali, dei materiali utilizzati e delle modalità di realizzazione, è finalizzata a costituire un ostacolo fisico al libero movimento degli animali e, in particolare, a impedire agli stessi di introdursi nelle aree da difendere. Sono un tipico esempio di “barriera fisica” le tradizionali recinzioni in rete metallica. La “barriera psicologica” fa invece riferimento a quei dispositivi che agiscono sui sensi degli animali in modo da modificarne il comportamento; questi si basano sul principio che in natura molti dei processi di apprendimento si fondano sulla consequenzialità fra azione e punizione.

Fanno parte dei cosiddetti metodi indiretti:

 – il foraggiamento dissuasivo,

– le colture a perdere

Entrambi sono sistemi di prevenzione,  mentre i metodi diretti comprendono:

– la protezione chimica,

– la protezione acustica,

– la recinzione elettrificata,

– il contenimento numerico degli animali

Solo l’ultimo sistema, come si è detto, è annoverabile fra i metodi di prevenzione mentre gli altri sono più propriamente metodi di protezione.

La protezione chimica

Per cercare di contrastare il danneggiamento di piante e produzioni agricole da parte degli animali selvatici, fin dai tempi più remoti sono stati utilizzati vari prodotti di origine naturale o artificiale in grado di generare repulsione: questi sono comunemente definiti “repellenti”. Non tutti i prodotti repellenti utilizzati nel corso degli anni si sono dimostrati effettivamente utili allo scopo a causa di una serie di motivi, fra i quali vanno ricordati la scarsa o nulla efficacia di taluni prodotti, la ridotta durata del loro effetto, l’accrescimento delle parti vegetali cresciute dopo l’applicazione, (che rimarrebbero scoperte dalla protezione), il dilavamento da parte delle acque meteoriche, etc. Nel corso degli anni la ricerca ha comunque continuato a indagare per scoprire nuovi prodotti repellenti o forme di preparazione degli stessi in grado di ovviare a tali limiti. Il principio di funzionamento dei repellenti risponde a due diversi criteri; il primo è quello di modificare il gusto degli alimenti su cui vengono applicati e il secondo è quello di produrre odori sgradevoli o allarmanti per gli animali. Per tali motivi i repellenti chimici vengono comunemente distinti in due categorie: – repellenti che agiscono attraverso l’odore (repellenti olfattivi); – repellenti che agiscono attraverso il gusto (repellenti gustativi).  

La protezione acustica

La protezione acustica consiste nell’emissione ripetuta di suoni e rumori diversi per allontanare gli animali da una zona ove causano danni, creando situazioni di allarme e insicurezza. L’attrezzatura più conosciuta, e più utilizzata in passato, è il detonatore a gas propano, un dispositivo costituito da una camera di combustione, una lunga canna e un basamento per l’ancoraggio a terra.

Attualmente la protezione acustica più utilizzata, e quindi più innovativa, prevede l’utilizzo di apparecchi elettronici (Dissuasori Acustici Faunistici) che si basano sull’emissione di suoni ai quali gli animali associano una reale situazione di pericolo.

La recinzione elettrificata

Così come per i metodi sopra descritti anche la recinzione elettrica è finalizzata a realizzare una barriera psicologica e non una barriera fisica; ciò che conta, quindi, non è tanto la sua robustezza quanto la capacità, che essa deve avere, di trasmettere uno shock elettrico con sufficiente energia e in modo appropriato sulle parti più sensibili del corpo dell’animale al fine di scoraggiarlo a oltrepassare un certo limite. Tecnicamente, nel caso più semplice, una recinzione elettrica è un circuito in cui la corrente, generata da un elettrificatore, è distribuita su più fili e ritorna al generatore, attraverso il terreno, tramite un picchetto di messa a terra.

Le recinzioni permanenti sono destinate a svolgere la loro funzione, in modo ininterrotto o periodico, per un periodo di tempo prolungato (vari anni).

Queste recinzioni vengono adottate per la protezione di grandi superfici e sono realizzate, in genere, con pali in legno di vario diametro saldamente infissi nel terreno, che sostengono fili di metallo caratterizzati da elevata conducibilità e resistenza meccanica. Le recinzioni temporanee sono invece recinzioni che devono svolgere la propria funzione per un periodo di tempo limitato nell’arco dell’anno. Per tale motivo sono caratterizzate da una maggiore semplicità e “leggerezza” complessiva del sistema, che si traduce nella possibilità di consentire semplici e veloci montaggi e smontaggi per adeguarsi alle esigenze delle operazioni colturali. Queste recinzioni vengono realizzate in genere con pali di sostegno in materiale leggero che supportano fettucce, cavi o reti conduttrici.

Il contenimento numerico degli animali

Il contenimento numerico degli animali rientra tra i sistemi di prevenzione dei danni alle colture basandosi essenzialmente su azioni di cattura e/o di abbattimento delle specie che arrecano danno. Questa soluzione sarebbe consigliata, in particolare, in quelle zone soggette a danni, che ricadono all’interno delle aree “non vocate” per le differenti specie ungulate. Infatti, i danni provocati da animali che vivono nell’area vocata non dovrebbero mai essere particolarmente elevati, mentre il vero problema è rappresentato dai danni causati nelle aree non vocate, all’interno delle quali, in teoria, tali specie dovrebbero essere presenti sporadicamente e con pochi esemplari o non dovrebbero essere presenti affatto (nella maggior parte delle aree non vocate a una determinata specie, le norme prevedono l’eradicazione della stessa).

Gli interventi di controllo dal punto di vista normativo in Italia sono regolati dalla Legge Nazionale n. 157/92 all’articolo 19.

Per concludere, la realizzazione di un corretto prelievo venatorio, integrato con gli interventi di controllo potrebbero rappresentare un valido strumento per la prevenzione dei danni, se inseriti nell’ambito di una strategia complessiva di gestione e prevenzione.

In relazione alle considerazioni sopra sviluppate appare opportuno mettere in evidenza che la difesa delle colture nei confronti dei danni provocati dagli animali selvatici mediante l’adozione di metodologie e tecnologie di prevenzione e protezione, appare oggi una esigenza indispensabile a causa della ormai chiara situazione di emergenza presente.

 

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